L'isola
Sto guardando un film...almeno credo perchè sono proiettata totalmente nella storia. Racconta di un bambino anzi un neonato che la famiglia allontana portandolo su una strana isola insieme a ferri vecchi e materiale da casa che non serve più. Provo tre sensazioni distinte. La prima è quella della spettatrice che rimane sconcertata difronte ad un gesto così crudele; la seconda è quella del bambino che si sente rifiutato e prova un dolore acuto; la terza è lo strazio di una madre alla quale viene tolto il figlio. La protagonista invece compie questo gesto con distacco e naturalezza. Il bambino viene lasciato su un giaciglio improvvisato in una sorta di magazzino. In lontananza di vede un villaggio. Arriva un uomo giovane, sembra un medico; dice ai genitori che si sarebbe preso cura del piccolo legittimandolo. A giudicare dal suo modo di parlare, questo era il suo compito sull'isola. Improvvisamente il bambino è adulto ed è una ragazza. L'isola e i suoi abitanti vengono tiranneggiati da una donna aziana, con il viso incartapecorito, i capelli grigi lunghi e gli abiti sporchi. Sembra una strega. Ogni giorno ad un'ora prestabilita tutti gli abitanti vengono chiamati sulla piazza principale, fatti disporre in cerchio e costretti a far uso di cocaina. Ora sono la ragazza. Sono l'ultima arrivata pertanto la vecchia mi osserva attentamente. Fingo di annusare e mangiare la droga, fingo di star male e vado a coricarmi sul giaciglio aspettando di capire che cosa succederà. Arriva il giovane dottore, ancora giovane come quando ero neonata, e si corica vicino a me con l'intenzione di fare sesso. Improvvisamente ho una sorella gemella, abbandonata anche lei, che distoglie le attenzioni dell'uomo da me e lo conduce sul suo giaciglio. Li guardo mentre fanno l'amore e sono triste. Non sono stata scelta, o meglio sono diventata la seconda scelta. Mi sveglio.
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